Donna e arbitraggio: il mondo femminile della sezione di Empoli.

Donna e arbitraggio: il mondo femminile della sezione di Empoli.


Viviamo nella società del progresso e dell’innovazione, ma una donna che dirige una gara è sempre un qualcosa che crea stupore e molto spesso scompiglio.

La concezione di libertà viene appagata solo a parole e, proprio nella concretezza dei fatti, sembra sgretolarsi in mille pezzi.

La sezione di Empoli, è fiera ed orgogliosa di avere all’interno del gruppo di associati alcune ragazze e donne che costantemente si impegnano e si dedicano a questa passione e a questo mondo e, proprio oggi, saranno loro a dare una testimonianza attiva sui loro vissuti e sul loro percorso.

“Sono entrata nel mondo arbitrale nel ’90: da poco l’aia aveva aperto al femminile. Credo di essere stata una delle prime donne ad entrate nel mondo arbitrale. Mi sono avvicinata a questo mondo per sport e per scommessa, volevo conoscere la figura nera che correva insieme ai giocatori. Non ero interessata ad arbitrare, devo dirlo, ma dopo la prima partita è stato amore a prima vista. Essendo una delle prime donne che vedevano in campo, non c’era quella fiducia che poteva avere una figura maschile, ma piano piano mi hanno conosciuta e accettata. Ho dovuto combattere i pregiudizi fuori dal terreno di gioco, ma devo dire che l’arbitraggio è stata una scuola di vita e di crescita personale. Ho conosciuto lati di me che non credevo ci fossero e ho sviluppato caratteristiche che mi hanno aiutata nella vita. Essere donna mi ha aiutato nella direzione della gara: il rispetto portato era molto evidente sia per i dirigenti sia per i giocatori, meno per quanto riguarda il pubblico. Anzi, quello era veramente spietato e mi faceva male quando certe parole arrivavano proprio dal pubblico femminile. Essendo stata la prima assistente di linea in promozione ed eccellenza toscana, gli attestati sono stati tantissimi e anche queste occasioni sono state la riprova che la figura femminile fosse accettata al pari di quella maschile. Sono contenta che la compagine femminile sia cresciuta, rispettata e inserita anche nei quadri dirigenziali.” A.A.

“Essendo una piccola donna ho avuto e sto continuando ad avere molte difficoltà in questo mondo prettamente maschile, per di più se hai 15 anni e ti ritrovi ad arbitrare ragazzi della tua età o addirittura tanto più grandi di te. Però è una cosa che mi piace fare e nonostante tutte le complicazioni che ho avuto, ho sempre provato ad andare avanti.” G.N.

“Ho in mente sia il positivo che il negativo nella mia esperienza da arbitro donna. Le offese sono la cosa più pesante che abbia subito. << Vai a lavare i piatti >>, <<la domenica non devi stare in campo a fare i danni, ma in cucina!>> , <<sei ridicola per questo sport!>>. Ne ho sentite molte e tutte mi hanno colpita. Ci sono stati anche eventi ed episodi positivi, ma quello che mi piace di più ricordare è quello in cui un dirigente a fine partita mi si è avvicinato per dirmi che avevo più personalità di tanti uomini e che fosse vero il fatto che non è il genere maschile o femminile che fa la persona. Qui, ho iniziato a credere che ne valesse davvero la pena continuare a credere e a coltivare questa passione e questo percorso di crescita e divertimento.” A.L.

“Troppo spesso veniamo guardate con occhi di diffidenza e ancora più spesso si ricredono a fine partita. Questo modo di pensare non smetterà mai di esistere, non solo dagli uomini ma anche dalle donne stesse che dagli spalti ti urlano <<vai a fare la calza>>. Domenica mi capitava di scendere in campo con il mister in panchina che mi invitava ad andare a cena… ma mi chiedo perché? Un uomo che può essere mio padre si sente in diritto di poter dire e fare cose del genere? Se lo avesse chiesto ad un arbitro uomo sarebbe stata corruzione e finiva su tutti i giornali, ma se invece lo fa con una donna che magari segnala la cosa viene addirittura etichettata come la permalosa di turno. Un mio pensiero che però si fa costante e che riecheggia nella mente molto spesso purtroppo. Ma è bello anche pensare che dall’altra parte della medaglia ci sono esperienze positive, che mi hanno permesso di fortificarmi e di raggiungere soddisfazioni e rivincite importanti.” C.D.M.

“Mi sono affacciata da poco a questo mondo e mi sto trovando bene grazie alla mia grande passione per il gioco del calcio. Ho arbitrato poche partite, ma ne ho viste un po’ di più e penso che non ci siano differenze tra essere un arbitro uomo o donna. Indipendentemente da tutto, per chi guarda una partita, è sempre ed esclusivamente colpa dell’arbitro. In alcune desta stupore vedere una ragazza alla direzione di una partita, ma personalmente penso che sia dovuto al fatto che non siamo molte e quindi è una situazione che si osserva raramente soprattutto per la categoria che fino ad ora ho arbitrato dove i giocatori sono appena entrati nel mondo relazionale con un arbitro. Penso che non ci sia alcuna differenza: l’impegno e la passione che occorrono ad una arbitro donna sono gli stessi che occorrono ad un arbitro uomo.” V.P.

“Essere una donna mi ha aiutato anche nell’essere un arbitro. Entrare a far parte di un mondo per la maggior parte maschile mi ha messo davanti a tante occasioni contrastanti, ma soprattutto formative ed educative. L’elemento chiave che mi ha sempre aiutato nel mio percorso è stato quello di riuscire sempre ad innescare un rapporto empatico con chiunque fosse di fronte a me. Il lavoro di una ragazza arbitro, è forse doppio rispetto al prototipo maschile che si pensa, perché deve riuscire a farsi accettare in maniera positiva abbattendo dei muri, delle barriere e soprattutto dei pregiudizi che purtroppo sono inevitabili nelle persone che vedono una donna in un contesto come quello dell’arbitraggio. E non c’è cosa più triste di quando sento dire che non siamo portate proprio perché donne. Non per un errore tecnico, ma proprio per appartenere al genere femminile. Ecco io continuerò a dare dimostrazione che per avere una passione non si è maschi o femmine, donne o uomini, ragazze o ragazzi. Ringrazio la mia Sezione e con questo ogni suo membro, ma più in generale tutta l’Associazione Italiana Arbitri, perché non mi sono mai sentita esclusa, ma parte di un gruppo attivo, dove ognuno è un contributo importante per la crescita dell’altro. Per essere arbitro ci vuole molta determinazione, ma per essere una donna arbitro ci vuole anche tanto coraggio. Ed io, sarò sempre pronta a difendere me e le mie passioni. Alle mie colleghe e alle future ragazze arbitro dico solo di non mollare e di continuare a lottare e a credere fortemente in questo percorso. Non posso che dire quindi che se essere donna mi ha aiutato nell’arbitraggio, anch’esso ha fortificato il mio essere donna.” C.B.

Attraverso le parole delle nostre donne arbitro, vogliamo augurare a tutte le colleghe delle altre sezioni di continuare a credere sempre in questa passione e a trovare sempre il coraggio per reagire all’ignoranza e alla cattiveria, ma soprattutto di non perdere mai il sorriso e la voglia di mettersi in gioco.

Speriamo che questo giorno segnato sui nostri calendari divenga consapevolezza per ogni giorno futuro e che in ogni contesto si viva di quella libertà per la quale tutti abbiamo lottato nella vita.

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